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Description
P.A.S. Piano d’Azione Scultorea A cura della Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro Piazza Matteotti, Catanzaro Mercoledì 13 Giugno 2012, dalle 10:00 alle 23:00 Inaugurazione ore 16:00 Cerimonia di chiusura ore 21:00 Centro Polivalente “ Caffè delle Arti”, Catanzaro “Si veda quella tendenza cosiddetta relazionale in cui l’opera crea una nuova forma di coesistenza opera/pubblico, e l’arte si offre come modello di socialità che crea coabitazione”. Secondo Nicolas Bourriaud, l’opera relazionale, istituisce la sua istantanea collettività di spettatori/partecipanti, mediante la costruzione di un rapporto intrinseco e simultaneo tra fruitore e opera. Coinvolgere il pubblico dell’opera, nell’opera, attraverso l’opera è l’intenzione e di fatti la motivazione, per il quale, l’evento P.A.S. si realizza in una piazza. Piazza Matteotti è il simbolo di una città come Catanzaro, che apre uno spiraglio prospettico diverso dai vicoli caratteristici, stretti e lunghi che la compongono. Il cavatore in alto, chiude il senso rotatorio delle auto, che intorno si muovono, e costruzioni geometriche al suo interno, suddividono spazi aperti, interessanti per una rappresentazione più profonda del concetto di condivisione urbana. Il progetto consta di una grande opera in ferro, dal titolo Cutting (5 x 2 metri), come risultato di un lavoro collettivo, e quasi, in sostituzione alle pubbliche adunanze greche dell’agorà, si erige al centro della piazza. La grande tenaglia, mette in evidenza, la volontà della crisi diventata sistema, di tagliare il “superfluo”, ma dall’altro, la necessità degli individui di tagliare dipendenze, per la quale emancipazioni culturali e sociali, stentano a svilupparsi. Metaforicamente, un pò più in là della grande opera, il taglio vuole attuarsi nei confronti della grande grata in ferro, che costruita di proposito, circoscrive una delle opere in mostra, mettendo in evidenza, la necessità di dare alla bellezza il valore e il ruolo che gli spetta, evitando di relegarla, nei limiti percettivi dei beni ultimi. Di fruibilità diversa, sono le cinquecento confezioni, di pillole di speranza culturale, distribuite al pubblico partecipante all’evento. Esse contengono indicazioni specifiche e, un simbolico piccolo elemento in gesso al suo interno, al fine di determinare nel percorso individuale, una scintilla di consapevolezza, attraverso il ricordo perenne, di una temporanea condivisione. A destra della grande opera, lì sulla scala, il lavoro di Beatrice Basile, tenta di rendere “morbida”, una seduta non appropriata, quasi a svincolare il concetto stesso di rilassatezza, approdando ad un inconscio di certo più angusto e intimo. Aldilà della scala, nel vuoto cementizio, l’opera sospesa di Valentina Trifoglio utilizza visivamente i segni bidimensionali, e in modalità leggera e leggiadra, li trasforma in euforica esplosione tridimensionale, quasi a formare un arazzo nell’aria. Di lì a poco, l’opera di Elvira Malysheva, si slancia in alto verso il celo, ma riporta gli occhi dello spettatore a terra, dove giacciono bobbine di derivati, da lavorazione elettrica, al fine, di mostrare come l’uomo abbia creato dipendenze elettriche così forti da rimanerne folgorato dall’abuso, e passare da controllore a controllato. Tra le siepi, campeggiano invece le opere installative di Valentina Ceraso che utilizzando gli stilemi dello slogan da manifestazione, mette in evidenza come il pensiero del fare e dell’essere cultura, viene spesso bruciato dalle fiamme dell’ignoranza, rimanendo impossibilitato, a riscaldare l’animo umano. Non lontano, il corpo in ferro, di Barilaro Francesco, pone l’accento su uno stato intimo ed emotivo differente. Immobile cerca di svinco...
