stan getz

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La discografia di Pietro Tonolo è tanto ricca quanto variegata ed affonda le sue radici negli anni '80, dopo che intese abbandonare la promettente carriera di violinista classico per imbracciare i sassofoni ed abbracciare la musica afroamericana. Una svo

8h ago
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La discografia di Pietro Tonolo è tanto ricca quanto variegata ed affonda le sue radici negli anni '80, dopo che intese abbandonare la promettente carriera di violinista classico per imbracciare i sassofoni ed abbracciare la musica afroamericana. Una svolta che lo ha portato, oltre che ad affiancare alcuni tra i migliori jazzisti internazionali, a divenire sassofonista e compositore di particolare pregio e spessore, anche per i suoi lavori di ricerca e per le sue composizioni sempre vivificanti. Tonolo costruisce un percorso fatto di ricordi, una mèrge degli stili a lui più cari, che più si confanno alla sua indole musicale. Mìrando richiama i suoi natali e gli splendidi luoghi che appartengono a Mirano, città dove è nato. Profuma di veneto e della ricca storia della cinta veneziana, grazie anche alla sinergia creatasi con i suoi ottimi solidali - dall'esperienze differenti - che hanno contribuito alla realizzazione di un lavoro iridescente. Il sessantenne pianista e accordionista americano Gil Goldstein, già al fianco di Michael Brecker, Wayne Shorter, Stan Getz, Pat Metheny, Jim Hall; Riccardo Del Fra, tra i più ricercati contrabbassisti europei, al fianco di Chet Baker ed anche direttore del Dipartimento Jazz e Musica Improvvisata del Conservatorio Nazionale Superiore di Musica e Danza di Parigi; Francesco Sotgiu alla batteria e percussioni, anche lui come il leader, già violinista e profondo conoscitore di percussioni della tradizione popolare. Al quartetto di base si uniscono, per due brani a testa, Paolo Birro al pianoforte e David Boato alla tromba. Colpisce una consuetudine che va sempre più affermandosi, quella di lasciar sfumare il brano (pratica spesso usata, più in passato, nella musica leggera), come accade in Ipnosi e Bastia Fuori. Ma, al di là di questa scelta, le composizioni si muovono con opportuna varietà metrica e timbrica e lasciano il giusto respiro a tutti i musicisti che si ritagliano spazi di creatività, liberando tutto il loro sapere, come nel caso di Molini, dove Del Fra dà ottima prova del suo vocabolario fatto di intense misure, suono denso ed equilibrio ritmico, sempre leggibile e godibile. Stessa parentesi in Graticolato, brano dal sapore modern mainstream, grazie anche alle sovrapposizioni tra Boato e Tonolo. Così come è d'esclusivo appannaggio di Goldstein la suadente Onirico che manifesta tutto l'universo espressivo del pianista, dal dosato lirismo ed immune da leziosità. La voce strumentale del leader ha senso narrativo in ogni caso; emerge in maggior misura nella descrittiva T. Originale e nel passo a due con l'accordion di Goldstein in Progresso. Tonolo non perde mai di vista la sua impetuosità hardboppistica, sia al tenore che al soprano, e accuratamente evitando il tecnicismo esasperato. Un lavoro che attraversa il jazz americano più moderno, ben calato nell'improvvisazione di matrice europea. Alceste Ayroldi per Jazzitalia